Laura Biagiotti Autunno Inverno 13.14

“Che cosa è la moda? Quintessenza dell’effimero o profumo di eternità? Certamente è un segno ineliminabile della storia, marcatore dell’appartenenza sociale, foriero di modernità, costante esercizio sul futuro prossimo” riflette Laura Biagiotti.

La collezione è una serie di esperimenti che si riconducono però ad un’iconografia collaudata in 40 anni di carriera, dedicata alla ricerca di essenzialità stilistica che non disdegna accenni folk, note di costume, accenti di colori lampanti nel mare del suo bianco dalle mille sfumature. Che questa volta si ritrova in scena con il nero, fondendosi anche in tonalità melange di grigio, come in una polaroid d’antan. Proprio come le sagome del profumo Roma, iconica fragranza della griffe lanciata nel 1988 che compie 25 anni, riprodotte in una quinta specchiata in bianco/nero che funge da set. E dilata i confini della sfilata verso esperienze nuove ed esperimenti di gusto, nella scomposizione dinamica delle forme, declinate con una pluralità di materiali. Capi da rovesciare per delle vere “sperimentazioni polimateriche”, come la fusione della pelle con la maglia. Geometrie nette, vapori di chiffon, contrappunti di stampe opalescenti, languori di plissè a ventaglio sono sintetizzati nella top 5 dell’inverno Biagiotti:

1.LA MAGLIA. Un tempo la maglieria era considerata figlia di un Dio minore. Laura Biagiotti, definita dal New York Times la “Regina del cashmere”, ha portato l’abito di maglia a un livello successivo, con capi ora leggerissimi e impalpabili come lussuose ragnatele, ora voluminosi con trecce tridimensionali, nervature e coste possenti che simulano le scanalature di una colonna. La treccia, cifra distintiva del marchio, è tema dominante, espresso con modalità nuove: scolpisce la silhouette dell’abito, si arrampica sinuosa nella cappa, si impreziosisce con decori dai riflessi lunari, diventa essa stessa ricamo 3D. Il cashmere è anche l’anima regale della giacca di pelle che, con interventi laser, si fonde al tricot e ne assorbe le trecce, trasformando il chiodo da bad girl in giubbotto neo-romantico.

2.IL PIZZO. L’aura seducente del macramè si trasforma in incanto sartoriale con composizioni su tessuti differenti incastrati e sovrapposti. Il pizzo di pelle viene applicato su fantasie maschili come il principe di Galles e il pied de poule, o intarsiato nel toulle con un intrigante effetto tattoo. La tecnica dell’agugliatura, che fonde due materiali senza cuciture, inserisce profili di pizzo nel tubino e nella giacca. La collana di pizzo con i cristalli è il dettaglio più accattivante.

3.IL NUOVO TARTAN. Un patch-work di clan, ricavati da preziosi scialli ottocenteschi, viene stampato su satin, chiffon e panno. Il tartan viene reinterpretato con un aspetto vagamente used, per capi quotidiani e per irresistibili abiti da sera con pettorine ricamate, bustier gioiello, gonne plissettate, e tute con lo scollo a V. Motivi scozzesi si intrecciano nella maglia jacquard di giacche, cappe e plaid avvolgenti.

4.LE LAVORAZIONI DOUBLE PER CAPPOTTI & CO. Accoppiate inedite o tessuti doppi all’origine. Laura Biagiotti conosce e ama l’eleganza reversibile del tessuto double-face. La sublimazione è nel cappotto, dal taglio maschile, vagamente a uovo. Rivisita le linee dei primi anni ‘80, evolvendosi in un lusso quotidiano H24: dal daytime al tappeto rosso, il paltò è protagonista. Lavorazioni double anche pantaloni, giacche doppiopetto e per l’abito a portafoglio, con la gonna ampia e rigida e con lo scollo sovrapposto che diventa una corolla, per incorniciare le spalle nude.

5.COLORI&ACCESSORI. La palette dell’inverno si stende su un fondo bianco/nero/antracite, cui si aggiungono tocchi burgundy, ottanio, ocra, insieme a pennellate di oro e argento. Le borse sono obbligatoriamente di maglia, lavorata ad uncinetto e rifinita con catene, da indossare in twin set con l’abito. Come gli occhiali, che riproducono sull’asta la stampa tartan della collezione. Anfibi scozzesi definiscono un nuovo folk metropolitano, mentre le pantofole di pizzo sono cifra della seduzione, insieme al sandalo d’inverno. Le calze sono uno dei must della stagione, nella versione tricot lavorata a mano e pesantissima, e anche in quella velata impreziosita da un intreccio tono su tono.



Cartolina da ROMA. In 25 anni sono state vendute, in tutto il mondo, oltre 80 milioni di bottiglie, che messe in fila sviluppano circa 10000 km, equivalente alla distanza tra Cinecittà e Hollywood! La bottiglia è stata scattata dai più grandi fotografi quali Helmut Newton e Fabrizio Ferri. La fragranza contiene 20 ingredienti, tra cui la mirra, considerata dagli antichi romani elisir di seduzione e balsamo d’amore. Se metti ROMA allo specchio leggi AMOR!