• BIOGRAFIE - The Queen of Cashmere

The Queen of Cashmere

L’autorevole New York Times ha definito Laura Biagiotti la “Regina del cashmere”, questo per averlo trasformato da capo maschile e un po’ noioso come era fino agli ’70 a pezzo versatile, sexy e modaiolo, facendone tute, abiti e molto altro. Il cashmere è tra le fibre più pregiate e definisce originariamente la lana della capra kel, che vive per l’appunto nel Kashmir, regione storica attualmente divisa tra India, Pakistan e Cina. Oggi il cashmere più prezioso proviene dalla Mongolia e viene raccolto a 4000 mt di altitudine, quindi è la fibra più vicina al cielo!. La storia del cashmere si perde nella notte dei tempi e corre lungo i percorsi in cui oriente e occidente si sono incontrati e scontrati. Si racconta, infatti, che già in epoca romana i nobili amassero adornarsi di bellissimi scialli indiani tessuti con questa lana. La figura chiave è quella di Marco Polo che, sul finire del 1200, racconta di tessuti inebrianti e caldissime stole visti nei suoi mitici viaggi. Le leggende orientali si mescolano con la realtà quando parlano di un Sultano del Kashmir, amante della bellezza, che invitò a corte un tessitore turco, affinché producesse per lui scialli degni di un re, introducendo per la prima volta il cashmere a corte. Ed ecco nascere le pregiatissime pashmina (dal persiano pashm = lana), capi destinati al Maraja. Col tempo la pashmina passò alle altre classi sociali e diventò il dono che lo sposo faceva alla sposa, dopo averlo fatto passare nell’anello nuziale. Questa è una pratica tuttora in voga per riconoscere una vera pashmina, detta anche “ring shawl” ovvero sciarpa da anello. Provate anche voi a togliere la fede o un anello senza pietre e a farci passare dentro la vostra sciarpa. Se non si incaglia si tratta di un prodotto pregiato. In Europa è arrivato con la Compagnia delle Indie e con le guerre napoleoniche in Africa, alla fine del 1700. I soldati francesi depredavano letteralmente gli avversari portando come ricco bottino alle loro mogli gli scialli di cashmere. E così furono le francesi ad impazzire per prime per il cashmere, seguite a ruota da tutte le donne delle corti europee. Ma qual è la ragione di tanto fascino? Si tratta di una fibra di ineguagliabile leggerezza, ma soprattutto il cashmere è capace di proteggere in egual modo dal freddo e dal caldo, ecco il suo successo anche nelle regioni desertiche. Il suo fascino appaga tutti i sensi, prima di tutto il tatto per la sua morbidezza, e trasmette il calore più simile a quello umano. Chi non ha la sua coperta di Linus? Il cashmere viene raccolto a mano quando l’animale si spoglia del manto invernale ad inizio primavera. Letteralmente la “capra cashmere” si gratta la sua barbetta sulle rocce e i pastori la raccolgono, ma naturalmente vengono anche spazzolate. Le più preziose sono però quelle selvatiche, e tanto più rigido è l’inverno quanto più caldo e pregiato è il vello che producono. La parte soffice è il sottopelo detto duvet, che unisce leggerezza, elasticità e resistenza. Diventa meraviglioso però solo dopo la filatura e la tintura. Sono felice di sottolineare che gli italiani sono maestri nella tessitura, sia con telai tradizionali che con macchinari d’avanguardia. Quando arriva da noi infatti è brutto, grezzo e non morbido come lo conosciamo. Come riconoscere un cashmere di qualità? Bisogna innanzitutto leggere l’etichetta, la sigla del cashmere è WS. Poi sentire la “mano”, accarezzarlo, e sentire la sensazione. Se appiccica e gratta meglio lasciarlo stare. Infine provarlo e innamorarsene. Per farlo durare va lavato con shampoo da bambini e messo ad asciugare in un ambiente buio, avvolto in un asciugamano. Mai strizzarlo! Facendo così il tuo capo di cashmere è per sempre!